a cura di
Alberto Ricciuti
Medico Chirurgo. Specialista in Urologia. Responsabile del “Servizio di Supporto di Medicina Generale durante le Cure Oncologiche” di Attivecomeprima, dal 2000. Docente al Master in Farmacia e Farmacologia Oncologica presso il Dipartimento di Scienze Farmacologiche dell’Università degli Studi di Milano. Membro del Gruppo ristretto del Comitato Tecnico-Scientifico per la valutazione di efficacia delle “Medicine non convenzionali” della Regione Lombardia. Membro del Comitato Scientifico dell’Associazione VIDAS – Onlus. Medico di Medicina Generale presso la ASL Città di Milano fino al 2009. Assistente Ordinario presso la cattedra di Urologia dell’Università di Milano fino al 1981. Co-fondatore e membro dell’Associazione Italiana per la Ricerca sui Sistemi (www. airs.it). È autore di oltre 150 lavori, fra pubblicazioni scientifiche e articoli, e autore del volume “La terapia di supporto di medicina generale in chemioterapia oncologica”, FrancoAngeli, Milano 2006; ristampa 2008. Collabora con Attivecomeprima dal 1978
Per saperne di più
Ricciuti A. "La terapia di supporto di medicina generale in chemioterapia oncologica", prefazione di Umberto Veronesi; "FrancoAngeli, Milano, 2006; 2° edizione, 2008"
Ricciuti A. “La terapia sistemica di supporto di medicina generale durante la chemioterapia”, in "La forza di vivere" – Collana di 10 opuscoli a cura di Attivecomeprima-Onlus, (pubblicazione realizzata in collaborazione con la Fondazione Johnson & Johnson), Milano 2009
Un aiuto in più per affrontare la fatigue in alleanza con le terapie oncologiche. La terapia sistemica di supporto (SST) di medicina generale aiuta a prevenire gli effetti collaterali delle terapie oncologiche favorendo i processi auto-riparativi e difensivi dell’organismo che queste spesso indeboliscono. Rafforzare l’organismo sostenendo al meglio la sua autonomia consente di trarre i migliori vantaggi dalle stesse terapie oncologiche e di preservare un alto livello di autonomia personale e di qualità della vita.
Gli effetti collaterali delle terapie oncologiche
La chemioterapia antitumorale, ossia l’uso di farmaci indirizzati alla distruzione delle cellule neoplastiche, è considerata un cardine della terapia dei tumori. I chemioterapici somministrati nel corso delle terapie oncologiche hanno sul paziente due ordini di effetti: da un lato i sintomi ben noti dovuti all’impatto acuto dei farmaci con l’organismo, oggi sempre meglio controllati con la somministrazione di farmaci specifici; dall’altro i sintomi di un profondo stato di malessere fisico, oltre che psicologico, che evolve nel medio-lungo periodo, e che configura una sindrome che va sotto il nome di fatigue.
Questa condizione, che interessa oltre il 90% dei pazienti oncologici, è caratterizzata da un malessere e da una perdita di energia tali da essere ritenuti il principale ostacolo verso le normali attività quotidiane e la più importante causa di riduzione della qualità di vita.
Il fatto che i suoi principali meccanismi patogenetici siano stati oggi evidenziati e meglio compresi, ha consentito di dare una risposta efficace e scientificamente fondata allo stato di sofferenza espresso dai malati durante e dopo le terapie oncologiche.
L’approccio sistemico alla “fatigue”: una risposta al bisogno di supporto globale
L’aspetto innovativo di questo metodo di lavoro – maturato e utilizzato con successo in anni di attività clinica - consiste in una rilettura in chiave sistemica di conoscenze già acquisite e condivise in medicina e in oncologia, che consente di comprendere più chiaramente come i fondamentali equilibri fisiologici e la biochimica del metabolismo energetico dell’intero organismo vengano più o meno pesantemente disorganizzati.
I molteplici sintomi che caratterizzano questa sindrome, si rivelano essere l’espressione unitaria e coerente di una profonda perturbazione delle relazioni fra i fondamentali processi metabolici che conferiscono alla globalità dell’organismo i suoi caratteri costitutivi di unità, autonomia e individualità.
La fatigue inizia così ad assumere un significato biologico coerente e unitario, grazie al quale è possibile individuare una strategia terapeutica in grado di prevenire e contenere gli effetti collaterali e turbativi delle terapie oncologiche e verosimilmente, per le ragioni ampiamente evidenziate nella letteratura, perfino di migliorarne l’efficacia.