a cura di
Paola Bertolotti
Psicologa e psicoterapeuta, lavora a Brescia come libera professionista in clinica e psicoterapia individuale e di gruppo. Socio dell’Aidap, Associazione per i Disturbi Alimentari di Verona. Autrice di pubblicazioni relative alla psiconcologia. Ha costruito e definito metodologie di lavoro trasmissibili di conduzione dei Gruppi di Sostegno psicologico per donne colpite dal cancro ed è corresponsabile delle attività di Ricerca e Formazione dell’Associazione. Vice direttore della rivista Attive. Collabora con Attivecomeprima dal 1991.
Stefano Gastaldi
Psicologo e psicoterapeuta, responsabile scientifico di Attivecomeprima, socio dell’Istituto Minotauro di Milano, docente della scuola di psicoterapia A.R.P.AD-Minotauro e membro del Comitato Etico dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano. Si occupa prevalentemente di contesti di crisi dovuti a traumi, come nel caso di malattie gravi (il cancro, l’AIDS, l’handicap ecc…) e ad aspetti evolutivi (l’adolescenza, le transizioni d’età, l’invecchiamento). Responsabile di ricerca e consulente formatore di Enti pubblici e privati, è esperto nella ricerca in campo sociale e sociosanitario, nella formazione dei gruppi di lavoro ed ha svolto per molti anni la supervisione di équipe istituzionali e sanitarie.
È autore di pubblicazioni relative all’adolescenza, agli interventi psicologici a scuola, alla prevenzione dell’AIDS al counseling in campo oncologico, e agli interventi integrati nel sostegno ai soggetti con handicap o svantaggio sociale. Collabora con Attivecomeprima dal 1981 e in Associazione conduce il gruppo de La Terapia degli Affetti.
Manuela Provantini Laureata in Psicologia presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Pavia. Specializzata in Psicologia Giuridica, attualmente frequenta la scuola di Psicoterapia Psicoanalitica A.R.P.AD. - Minotauro. Svolge attività di consulenza nell’ambito di progetti territoriali dell’Istituto Minotauro di Milano, nonché attività di consulenza peritale nel campo del diritto di famiglia. Dal 2004 in Associazione collabora agli studi, alle ricerche, conduce i primi incontri e il gruppo dedicato ai caregiver
Elena Bertolina,
Recorder (Terapia degli Affetti)
I nostri gruppi di sostegno psicologico sono stati strutturati a partire dagli anni ‘80 per rispondere ai bisogni comunemente espressi dalle decine di migliaia di pazienti e famigliari incontrati. Seguono una metodologia specifica affinata ed evoluta nel corso del tempo e sono costantemente monitorati attraverso test specifici.
Otto incontri a cadenza settimanale. È la prima tappa del percorso. Lo scopo è quello di fornire un contenitore dove poter esprimere il più liberamente possibile, emozioni e vissuti legati all’esperienza della malattia; di aiutare ad affrontare la paura della sofferenza, la paura del domani, la paura della morte. Sollecitate dalla lettura di un testo appositamente costruito, si avvia un cammino a ritroso verso i primi momenti dell’esperienza, con la consapevolezza di non essere sole e di poter affrontare anche aspetti dolorosi della propria esistenza che l’incontro con il cancro ha fatto emergere. Tutto questo porta, gradualmente, a spostare l’attenzione dalla malattia, a distaccarsi da essa, a dare un significato più accettabile a quanto è successo e a considerare l’evento non più come un punto finale della propria vita ma una opportunità per darle un significato nuovo.
8 incontri a cadenza settimanale. È la seconda tappa del percorso. Trovato il coraggio, nella fase precedente, di guardare in faccia la paura della sofferenza e della morte, sempre guidate dalla lettura di un testo, ci si impegna a dedicare le energie alla vita, a sé stesse e tutto questo al di là di quanto è accaduto, o proprio perché è accaduto, ad accettare il cambiamento che la malattia, necessariamente, impone. Più aumenta l’autostima e la capacità di accettare gli eventi , più si allontanano i fantasmi legati all’idea della malattia e della morte. Prende corpo il desiderio di fare chiarezza dentro di sé e di ristabilire le priorità dei valori che alla luce della sofferenza sono mutati. Indipendentemente da ciò che potrà accadere domani, si valorizza l’oggi.
Venti incontri a cadenza settimanale. È la terza tappa del percorso. Nella Terapia degli Affetti il problema focale non è tanto la malattia, ma la necessità di riorganizzare, in modo più graduale e pacifico, le emozioni già emerse ed accolte nei gruppi precedenti. Si impara gradualmente a riconoscere i propri stili affettivi e il loro collegamento con gli affetti profondi che guidano le nostre scelte di vita, anche quelle che ci hanno fatto o ci fanno soffrire. Si impara anche che il cambiamento non è un rifiuto di quel che siamo stati, ma un ampliamento di ciò che siamo e che possiamo diventare.